Archive for the ‘Cinematic’ Category

Per Mema!

JOHNNINO!!! *____*

Vedetevi questa

Serie tv nerd fatta però non dai soliti americani ma da Inglesi. Umorismo inglese + nerd = WIN

S. Valentino 2009

adesso vado a vedermi un film di Takashi Miike per celebrare la gironata come si deve… non so se rivedere Imprint (un americano torna in giappone alla ricerca della donna di cui si è innamorato) o Audition (un produttore cinematografico crea un finto provino per un film con lo scopo di trovare moglie tra le candidate).

Lui vince

Lui vince, altro che il Berlu col pisellino.

HAIL HIM!

Austin 3:16, the people’s champ e un viaggio a Trachimbrod

Stare troppo a casa mi fa male: mi sono messo a vedere tre film (io che ne vedo tipo 4 in un anno) che avevo dimenticato di avere chissà da quanto:

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Allora: football. Due squadre: una di secondini, una di detenuti. Una è una squadra semi-professionista, si allena con regolarità in uno splendido campo attrezzato e ha il benestare del direttore del carcere che pensa bene anche di corrompere l’arbitro per facilitare le cose. L’altra è messa insieme pescando a caso tra chi ha più voglia di picchiare, si allena saltuariamente in uno spiazzo fangoso e quasi nessuno dei componenti ha mai praticato sport, anzi sì: qualcuno il basket. Associate le due squadre alla rispettiva descrizione e organizzate una partita. Chi vince? Esatto. Americanata allo stato puro. L’hovoluto vedere per Stone Cold e Goldberg che, purtroppo, hanno solo piccole parti.

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Seguito di Get Shorty (1996) (non l’ho visto), in Be Cool torna l’ex gangster convertito al mondo discografico Chili Palmer (John Travolta). La sua missione è quella di assicurare un contratto alla giovane talentuosa Linda Moon (Christina Milian), contro di lui un magnaccia decisamente poco pratico del mestiere (Vince Vaughn) e la sua guardia del corpo leggermente effeminata (The Rock), dei gangsta rapper e persino la mafia russa (questa è presa da wikipedia). If you smeeeeeeeel… :)

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No bhè questo è un film serio non posso scrivere io una recensione. Dico solo che è molto bello, non è affatto triste come mi aspettavo.

Non si può mai scappare facilmente

Locandina

Attenzione! Se per caso, mentre fate il vostro solito giro nel deserto dietro casa, doveste trovare gli avanzi di un regolamento di conti tra narcotrafficanti, evitate di “prendere in prestito” la valigetta con i soldi: potrebbe non essere una buona idea.

2075 - Vi racconteremo la storia della gente di questa era

 E’ da un po’ che qui non si aggiorna eh? E’ caduto il governo, Britney Spears è stata ricoverata, la primavera sta arrivando, Britney Spears è stata dimessa e che dire poi di Calissano? Ma per fortuna per ogni grande catastrofe che colpisce il genere umano ci sono sono delle piccole cose che ci aiutano ad andare avanti ogni giorno, io per esempio giocherello felice con il pc nuovo. Questo è eccezionale, fa una cosa che quello di prima non faceva: si vedono i DivX, davvero! E quale miglior modo di sfruttare questa fantastica opportunità se non gurdando, ad esempio:

ΠΛΑΝΗΤΕΣ

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PLANETES

Wikipedia ci dice che:

 

 Planetes segue la storia di un gruppo di netturbini spaziali della Sezione Space Debris, una unità della Technora Corporation, il cui compito consiste nel prevenire danni o distruzioni di satelliti, stazioni orbitanti e navi spaziali da parte di rottami e detriti liberi di vagare lungo l’orbita terrestre (quello che spesso viene anche definito inquinamento spaziale o anche in inglese space debris).

Per la verità all’inizio non c’è una vera e propria trama (sono solo all’episiodio 6/24) ma poi…

 

Happiness

Le tre sorelle Jordan conducono vite totalmente diverse l’una dall’altra: Joy, sognatrice, fragile e indifesa, ha lasciato il compagno e il lavoro alla ricerca di un qualcosa che la faccia sentire realizzata; Helen, scrittrice di successo, ha perso la vena creativa e la fiducia nelle sue capacità; Trish, perfetta moglie/madre/donna di casa, conduce una vita senza alcuna pecca con un marito altrettanto perfetto e psicologo affermato, che nasconde però un orribile segreto. Le loro esistenze si scontreranno/intrecceranno con quelle di altri personaggi, altrettanto insicuri, fragili e disperati. Ognuno di essi, comunque, ricercherà (a suo modo) la felicità.

Pur presentandosi come una commedia, il film di Solondz non fa davvero ridere; certo l’umanità che presenta è spesso squallida ai limiti del grottesco, ma ogni personaggio porta in sé un concentrato di dolore, rabbia, solitudine e disperazione che finisce per scontrarsi con il mondo, con ogni altra persona, con i propri limiti personali. Tecnicamente e recitativamente è un film impeccabile: bella fotografia, musica che stride con ciò che viene rappresentato (spesso musichine allegre o musica classica a sottolineare momenti dolorosi o decisamente patetici), attori tutti straordinari e in parte, sceneggiatura molto stilizzata; eppure questo film riesce a colpire e a disturbare nel profondo, per le tematiche trattate, per il modo inusuale con cui vengono trattate, per la profonda umanità che traspare da ogni personaggio, anche dal peggiore di tutti.
Decisamente cult almeno tre scene: quella iniziale (Jon Lovitz da standing ovation), quella onirica (agghiacciante), quella della ‘chiacchierata finale’ tra padre e figlio (super-agghiacciante).

Death Note

Ho appena finito gli ultimi episodi stamattina, devo ancora riprendermi dal finale :P intanto eccovi qualcosa preso da wikipedia:

Light Yagami è uno studente modello, annoiato dal suo stile di vita e stanco di essere circondato da crimini e corruzione. La sua vita prende una svolta decisiva quando, nel 2003, trova per terra un misterioso quaderno con la scritta “Death Note”.

Le istruzioni del Death Note asseriscono che qualsiasi persona il cui nome venga scritto sul quaderno morirà. Inizialmente scettico sull’autenticità del Death Note, credendolo uno scherzo, Light si ricrede quando assiste alla morte di due criminali di cui aveva scritto il nome sul quaderno. Dopo aver incontrato il vero proprietario del Death Note, uno Shinigami (let. Dio della morte) di nome Ryuk, Light cercherà di diventare il “Dio del nuovo mondo”, mondo di cui lui stesso decide leggi e punizioni.

In breve, il grande numero di morti inspiegabili cattura l’attenzione dell’Interpol e di un misterioso detective…

In questo mondo libero

Angie è una giovane donna divorziata con un figlio undicenne, Jamie, che vive con i nonni. Licenziata in tronco da un’agenzia per cui procurava manodopera proveniente dai paesi dell’Est, Angie decide di mettersi in proprio. Insieme all’amica Rose crea un’agenzia di reclutamento che gestiranno in coppia. Il confronto con la realtà dell’immigrazione, clandestina e non, le imporrà delle scelte che non andranno tutte nella stessa direzione.
Ken Loach è un regista che si potrebbe definire ‘necessario’. Necessario perché a ogni film (sia che parli di Glasgow, di Irlanda o di Spagna nella guerra civile) ci ricorda che questo mondo, il nostro mondo occidentale, non è il paradiso ma, a differenza di altri che accettanno ciò come un dato di fatto ineludibile, lui pensa che qualcosa si possa fare. L’ “I care/Mi riguarda” di kennediana memoria è per lui un imperativo categorico a cui va data attuazione.
La quasi debuttante Kierston Wareing gli offre un valido aiuto sfaccettando il suo personaggio e offrendogli quelle variazioni dal positivo al negativo che spingono lo spettatore ad alternare adesione e repulsione nei suoi confronti.
Loach afferma: “Lo sfruttamento è cosa nota a tutti. Quindi non si tratta di una novità. La cosa che ci interessa di più è sfidare la convinzione secondo la quale la spregiudicatezza imprenditoriale è l’unico modo in cui la società può progredire; l’idea che tutto sia merce di scambio, che
l’economia debba essere pura competizione, totalmente orientata al marketing e che questo è il modo in cui dovremmo vivere. Ricorrendo allo sfruttamento e producendo mostri”.
Angie è un ‘mostro’ che sembra non accorgersi di esserlo. In lei convivono il bisogno di riscatto, la generosità e la più fredda e letale determinazione. È una donna che vuole sfondare in un territorio tipicamente maschile finendo con il fare proprie le caratteristiche più negative dell’altro sesso. Quasi come se Loach sentisse su di sé la differenza di approccio generazionale alle problematiche sociali le offre (grazie alla scrittura del suo più che fedele sceneggiatore Paul Laverty) uno specchio in cui riflettersi: l’anziano padre che, vedendola all’opera, non può non dirle: “Stiamo tornando ai vecchi tempi”? Ai vecchi tempi si usavano termini come sfruttamento, riduzione in schiavitù, proletariato. Oggi tutto è molti più soft. Il lavoro è ‘interinale’. I contratti sono ‘a termine’. Ma la realtà è ancora, dolorosamente quella.

 

Ok, lo ammetto! Io l’ho copiata…

Ma mica sono brava come Myra :)